Quinta Parte, Cap. singolo – Vediamo come parlavano gli apostoli e in che misura attaccavano i malvagi

 

 

Non cerchiamo un linguaggio che non crei scontenti, perché un apostolato retto ne genera molti.
“Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito. L’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno” (1Cor 2, 12-15).
A volte saremo considerati pazzi, ma non importa:
“Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia” (1Cor 3, 18-19).
A volte il sacrificio di un apostolo che sacrifica la sua reputazione rende il suo apostolato meravigliosamente fruttuoso:
Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza” (1Cor 15, 42-43).
A volte, le invenzioni fatte per compiacere “ognuno e suo padre” raggiungono un livello di raffinatezza riprovevole:
“E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure da inganno; ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone” (1Ts 2, 3-5).
Vediamo come parlavano gli apostoli e in che misura attaccavano i malvagi:
“Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare! (Fil 3,2).
Se dicessimo le seguenti parole a uno dei sibariti di oggi, saremmo accusati di esagerazione:
“Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra. La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose” (Fil 3,18-21).
E se dicessimo le seguenti parole sugli eretici, quanti critici si rivolterebbero contro di noi:
“Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina conforme alla vera religiosità, è accecato dall’orgoglio, non comprende nulla ed è un maniaco di questioni oziose e discussioni inutili. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la religione come fonte di guadagno” (1Tm 6,3-5).
Alcuni considerano sempre riprovevoli i riferimenti individuali. Eppure San Paolo era ben lontano dal generalizzare:
“Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato. Tu sai che tutti quelli dell’Asia, tra i quali Fìgelo ed Ermògene, mi hanno abbandonato” (2Tm 1, 13-15).
“Evita le chiacchiere vuote e perverse, perché spingono sempre più all’empietà quelli che le fanno; la parola di costoro infatti si propagherà come una cancrena. Fra questi vi sono Imeneo e Filèto, i quali hanno deviato dalla verità, sostenendo che la risurrezione è già avvenuta e così sconvolgono la fede di alcuni” (2Tim 2,16-18).
“Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni: il Signore gli renderà secondo le sue opere. Anche tu guardati da lui, perché si è accanito contro la nostra predicazione” (2Tim 4,14-15).
E l’Apostolo si vantava persino della sua santa maleducazione:
“Non sembri che io voglia spaventarvi con le lettere! Perché ‘le lettere – si dice – sono dure e forti, ma la sua presenza fisica è debole e la parola dimessa’. Questo tale rifletta però che quali noi siamo a parole, per lettera, assenti, tali saremo anche con i fatti, di presenza” (2Cor 10, 9-11).
Questa volta, il riferimento è a tutta la popolazione grande, colta e numerosa, di un’isola:
“Vi sono infatti, soprattutto fra quelli che provengono dalla circoncisione, molti insubordinati, chiacchieroni e ingannatori. A questi tali bisogna chiudere la bocca, perché sconvolgono intere famiglie, insegnando, a scopo di guadagno disonesto, quello che non si deve insegnare. Uno di loro, proprio un loro profeta, ha detto: ‘I Cretesi sono sempre bugiardi, brutte bestie e fannulloni’. Questa testimonianza è vera. Perciò correggili con fermezza, perché vivano sani nella fede e non diano retta a favole giudaiche e a precetti di uomini che rifiutano la verità” (Tt 1,10-14).
Ascoltiamo questa critica apostolicamente severa:
“Dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, essendo abominevoli e ribelli e incapaci di fare il bene” (Tt 1,16).
Vi sembra eccessivo? Tuttavia, rimproverare è un dovere apostolico:
“Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità. Nessuno ti disprezzi!” (Tit 2, 15).
Allora perché dovremmo avere paura di esortare con lo stesso vigore dell’Apostolo?
Abbiamo visto cosa dice San Paolo di Creta. Ecco le parole che egli riteneva utili per convertire Greci ed Ebrei:
“Che dunque? Siamo forse noi superiori? No! Infatti abbiamo già formulato l’accusa che, Giudei e Greci, tutti sono sotto il dominio del peccato, come sta scritto: Non c’è nessun giusto, nemmeno uno, non c’è chi comprenda, non c’è nessuno che cerchi Dio! Tutti hanno smarrito la via, insieme si sono corrotti; non c’è chi compia il bene, non ce n’è neppure uno. La loro gola è un sepolcro spalancato, tramavano inganni con la loro lingua, veleno di serpenti è sotto le loro labbra, la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza. I loro piedi corrono a versare sangue; rovina e sciagura è sul loro cammino e la via della pace non l’hanno conosciuta. Non c’è timore di Dio davanti ai loro occhi. Ora, noi sappiamo che quanto la Legge dice, lo dice per quelli che sono sotto la Legge, di modo che ogni bocca sia chiusa e il mondo intero sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio” (Rm 3,9-19).
San Paolo dice contro l’impurità:
“‘I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!’. Dio però distruggerà questo e quelli. Il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai!” (1Cor 6, 13-15).

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