Quinta Parte, Cap. singolo – Imitiamo Nostro Signore quando, con divina dolcezza, accoglieva i peccatori. Tuttavia, non siamo unilaterali – L’intransigenza del suo linguaggio non era meno divina della sua dolcezza

 

Nostro Signore iniziò la sua vita pubblica non con parole di celebrazione, ma predicando la penitenza:
“Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: ‘Fate penitenza, perché il regno dei cieli è vicino’” (Mt 4,17).
E a volte le sue parole contro gli impenitenti erano terribili:
Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: ‘Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sodoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sodoma sarà trattata meno duramente di te!(Mt 11,20-24).
Così disse il Signore:
“Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo, ma non ne trova. Allora dice: ‘Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito’. E, venuto, la trova vuota, spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora; e l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione malvagia” (Mt 12, 43-45).
San Pietro, con una preoccupazione fin troppo umana, gli consigliò di non andare a Gerusalemme dove volevano ucciderlo. La risposta fu maestosamente seria:
“Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: ‘Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!’” (Mt 16,23).
Pieno di misericordia, Nostro Signore era pronto a compiere un miracolo. Ecco, però, cosa disse prima di farlo:
“E Gesù rispose: ‘O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me’. Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito” (Mt 17,17-18).
E i venditori che ha flagellato, Nostro Signore li fulmina così:
“E disse loro: ‘Sta scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri’” (Mt 21,13).
Potrebbe esserci una censura più marcata di quella di Nostro Signore ai superbi farisei?
“In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli” (Mt 21,31-32).
E quest’altra:
“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. Guai a voi, guide cieche, che dite: ‘Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato’. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: ‘Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato’. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta?” (Mt 23, 13-19).
Quale grande misericordia, eppure quale gravità in queste parole della madre di ogni misericordia:
“Di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Lc 1,50-53).
Imitiamo Nostro Signore quando, con divina dolcezza, accoglieva i peccatori. Tuttavia, non siamo unilaterali, ma imitiamolo anche in atteggiamenti come questo:
“Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: ‘Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!’” (Gv 2,13-16).
Nessun apostolo ci dà un’idea migliore dell’amore di Gesù più di San Giovanni. Tuttavia, vediamo che non nasconde la severità del Maestro:
“In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?” (Gv 3,11-12).
“Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?” (Gv 5,36-47).
Oh, guardate come il Maestro ci ha mostrato che dobbiamo affrontare la mancanza di comprensione dei nostri vicini senza stravolgere la dottrina:
“Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: ‘Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono’. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: ‘Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre’. Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: ‘Volete andarvene anche voi?’. Gli rispose Simon Pietro: ‘Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio’. Gesù riprese: ‘Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!’. Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici” (Gv 6,61-71).
L’intransigenza del suo linguaggio non era meno divina della sua dolcezza:
“Di nuovo disse loro: ‘Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire’. Dicevano allora i Giudei: ‘Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: ‘Dove vado io, voi non potete venire’?’. E diceva loro: ‘Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati’. Gli dissero allora: ‘Tu, chi sei?’. Gesù disse loro: ‘Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo’” (Gv 8,21-26).
“Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44).
E San Pietro, il primo papa, imitò questo esempio:
“Ma Pietro gli rispose: ‘Possa andare in rovina, tu e il tuo denaro, perché hai pensato di comprare con i soldi il dono di Dio! Non hai nulla da spartire né da guadagnare in questa cosa, perché il tuo cuore non è retto davanti a Dio. Convertiti dunque da questa tua iniquità e prega il Signore che ti sia perdonata l’intenzione del tuo cuore. Ti vedo infatti pieno di fiele amaro e preso nei lacci dell’iniquità’” (At 8,20-23).
Vediamo un altro magnifico esempio di spirito combattivo:
“Attraversata tutta l’isola fino a Pafo, vi trovarono un tale, mago e falso profeta giudeo, di nome Bar-Iesus,al seguito del proconsole Sergio Paolo, uomo saggio, che aveva fatto chiamare a sé Bàrnaba e Saulo e desiderava ascoltare la parola di Dio. Ma Elimas, il mago – ciò infatti significa il suo nome -, faceva loro opposizione, cercando di distogliere il proconsole dalla fede. Allora Saulo, detto anche Paolo, colmato di Spirito Santo, fissò gli occhi su di lui e disse: ‘Uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, quando cesserai di sconvolgere le vie diritte del Signore? Ed ecco, dunque, la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai il sole’. Di colpo piombarono su di lui oscurità e tenebra, e brancolando cercava chi lo guidasse per mano. Quando vide l’accaduto, il proconsole credette, colpito dall’insegnamento del Signore” (At 13, 6-12).
E ancora:
“Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedonia, Paolo cominciò a dedicarsi tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo. Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: ‘Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani’” (At 18,4-6).
San Pietro non ha esitato a dire ai malvagi: “Gli occhi del Signore sono sopra i giusti
e le sue orecchie sono attente alle loro preghiere; ma il volto del Signore è contro coloro che fanno il male”
(1Pt 3,12).
“Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; per questo nome, anzi, dia gloria a Dio. È questo il momento in cui ha inizio il giudizio a partire dalla casa di Dio; e se incomincia da noi, quale sarà la fine di quelli che non obbediscono al vangelo di Dio? E se il giusto a stento si salverà, che ne sarà dell’empio e del peccatore? Perciò anche quelli che soffrono secondo il volere di Dio, consegnino la loro vita al Creatore fedele, compiendo il bene” (1Pt 4, 16-19).
San Giuda scrisse questo terribile passo:
“A voi, che conoscete tutte queste cose, voglio ricordare che il Signore, dopo aver liberato il popolo dalla terra d’Egitto, fece poi morire quelli che non vollero credere e tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del grande giorno, gli angeli che non conservarono il loro grado ma abbandonarono la propria dimora. Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che alla stessa maniera si abbandonarono all’immoralità e seguirono vizi contro natura, stanno subendo esemplarmente le pene di un fuoco eterno.
Ugualmente anche costoro, indotti dai loro sogni, contaminano il proprio corpo, disprezzano il Signore e insultano gli angeli. Quando l’arcangelo Michele, in contrasto con il diavolo, discuteva per avere il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore! Costoro invece, mentre insultano tutto ciò che ignorano, si corrompono poi in quelle cose che, come animali irragionevoli, conoscono per mezzo dei sensi. Guai a loro! Perché si sono messi sulla strada di Caino e, per guadagno, si sono lasciati andare alle seduzioni di Balaam e si sono perduti nella ribellione di Core. Essi sono la vergogna dei vostri banchetti, perché mangiano con voi senza ritegno, pensando solo a nutrire se stessi. Sono nuvole senza pioggia, portate via dai venti, o alberi di fine stagione senza frutto, morti due volte, sradicati; sono onde selvagge del mare, che schiumano la loro sporcizia; sono astri erranti, ai quali è riservata l’oscurità delle tenebre eterne. Profetò anche per loro Enoc, settimo dopo Adamo, dicendo: “Ecco, il Signore è venuto con migliaia e migliaia dei suoi angeli per sottoporre tutti a giudizio, e per dimostrare la colpa di tutti riguardo a tutte le opere malvagie che hanno commesso e a tutti gli insulti che, da empi peccatori, hanno lanciato contro di lui”. Sono sobillatori pieni di acredine, che agiscono secondo le loro passioni; la loro bocca proferisce parole orgogliose e, per interesse, circondano le persone di adulazione” (Gd 1, 5-16).
E lo Spirito Santo loda un vescovo perché calunniato “da parte di quelli che si proclamano Giudei e non lo sono, ma sono sinagoga di Satana (Ap 2,9).
Lo stesso terribile paragone con il diavolo lo ritroviamo in questo estratto:
“Colpirò a morte i suoi figli e tutte le Chiese sapranno che io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere. A quegli altri poi di Tiàtira che non seguono questa dottrina e che non hanno conosciuto le profondità di Satana – come le chiamano -, a voi io dico: non vi imporrò un altro peso” (Ap 2, 23-24).
Seguiamo la lezione del Vangelo senza restrizioni.
Questi sono esempi seri, numerosi e magnifici che ci vengono dati dal Nuovo Testamento. Imitiamoli come imitiamo gli adorabili esempi di dolcezza, pazienza, bontà e mitezza che ci ha dato il nostro misericordioso Redentore.
Per evitare qualsiasi malinteso, sottolineiamo ancora una volta che questo linguaggio severo non deve diventare l’unico linguaggio dell’apostolo. Al contrario, comprendiamo che nessun apostolato è completo senza che l’apostolo possa mostrare la divina bontà del Salvatore. Ma non dobbiamo essere unilaterali ignorando, per romanticismo, convenienza o tiepidezza, le lezioni di forza ammirevole e invincibile impartiteci da Nostro Signore. Come lui, sforziamoci di essere umili e coraggiosi, pacifici e forti, dolci ed energici, pazienti e severi. Non scegliamo tra queste virtù: la perfezione consiste nell’imitare Nostro Signore nella pienezza dei suoi adorabili aspetti morali.
A tal fine, vorremmo ora completare il pensiero espresso in un capitolo precedente sulla mentalità della gioventù contemporanea, secondo l’opinione del Cardinale Baudrillart, di felice memoria: la sete di eroismo e di sacrificio dei giovani d’oggi li porta a ricercare esclusivamente idee forti e programmi esigenti, e a disprezzare tutto ciò che potrebbe essere una concessione sentimentale o una capitolazione a favore di desideri più bassi che ci chiamano senza sosta a una vita in cui i nostri sensi sarebbero alla deriva. Dio sia lodato per questa disposizione, che può contribuire molto alla salvezza delle anime. Ma così come abbiamo messo in guardia da concezioni unilaterali ed erronee della misericordia del Signore, dobbiamo stare attenti a qualsiasi esagerazione che possa, direttamente o indirettamente, lontanamente o immediatamente, sminuire nelle anime l’idea del ruolo centrale e fondamentale della legge del bene e dell’amore nella religione di Gesù Cristo Nostro Signore.
Come popolo, i brasiliani hanno una tale tendenza a praticare le virtù derivate dalla benevolenza che il loro grande pericolo non risiede nelle tendenze sbilanciate verso la crudeltà e la durezza, ma nella debolezza, nel sentimentalismo e nell’ingenuità.
Queste esagerazioni della virtù – perché sono esagerazioni – sono difetti che l’Azione Cattolica deve combattere e superare. In quest’epoca di cupa crudeltà e di implacabile egoismo, è per noi un titolo di gloria dover combattere un tale difetto! Combattiamolo, però, perché il sentimentalismo e l’ingenuità portano alla rovina morale e spirituale, che la teologia descrive a tinte fosche. Non cadiamo nella tenera contemplazione della nostra bontà, ma al contrario cerchiamo di svilupparla in modo soprannaturale, nella direzione indicataci dalla Chiesa, cioè senza esagerare, deviare o deragliare. Il seguente confronto ci aiuterà a chiarire il nostro pensiero.
La Madre Chiesa dice che Santa Teresa d’Ávila “era ammirevole anche nei suoi errori”. Tuttavia, se fosse rimasta a contemplare le scintille d’oro che sprizzavano dai suoi errori, invece di combatterli con coraggio, non sarebbe mai diventata la grande santa che tutta la cristianità venera e ammira, la santa che Leibnitz chiamava “un grande uomo”. Il Brasile non sarà mai il Paese che desideriamo ardentemente che sia, cioè uno dei più grandi Paesi di tutti i tempi, finché non smetterà di contemplare i riflessi dorati esistenti nei tratti dominanti della sua mentalità, e non deciderà invece di ripulire i residui che impediscono a quest’oro di brillare con maggiore forza e purezza.
Nonostante tutto questo, non dimentichiamo mai che nella religione cattolica non si fa assolutamente nulla senza amore; e che, di conseguenza, la severità imposta dalle esigenze della carità deve essere esercitata con gli occhi fissi sui limiti intorno ai quali quest’ultima ci circonda.
Chiudiamo questo argomento con le parole di Pio XI. Esse ci mostrano che questo fulgore d’amore salverà il mondo:
Il Nostro predecessore Leone XIII di felice memoria nella sua Enciclica ‘Annum sacrum’, ammirando la grandissima opportunità del culto del Cuore Sacratissimo di Gesù, non esitò ad affermare:Allorché la Chiesa, alle origini, era oppressa dal giogo dei Cesari, ad un giovane imperatore apparve, in alto, una croce, auspice ad un tempo e realizzatrice della splendida vittoria che subito dopo seguì. Ora vi è offerto davanti agli occhi un segno faustissimo e divinissimo, cioè il Sacratissimo Cuore di Gesù, che porta su di sé la croce e che splende tra fiamme di lucentissimo candore. In lui dobbiamo collocare ogni speranza: a lui va richiesta e da lui va attesa la salvezza’”[1].
Attualmente si parla molto di “Nuova Era”, di “nuovi tempi” e di “nuovo ordine”. Che piaccia o meno ai nostri avversari, questa “nuova era” sarà il regno del Sacro Cuore di Gesù: è nella sua influenza più soave che il mondo troverà l’unico mezzo di salvezza.
Adoriamo questo Sacro Cuore, in cui l’iconografia cattolica ci mostra la Croce del sacrificio, della lotta, del combattimento e dell’austerità fondare le sue radici nel più perfetto dei Cuori, e illuminata dalle fiamme purificatrici e abbaglianti dell’amore.

Nota:

[1] Enciclica Miserentissimus Redemptor, 8 maggio 1928, https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19280508_miserentissimus-redemptor.html.

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