Quinta Parte, Cap. singolo – L’idolatria della popolarità

 

Come abbiamo detto in un altro capitolo, dopo gli atteggiamenti virili e coraggiosi che ci ha dato come esempio, la ricompensa del Maestro è stata l’impopolarità. Questa impopolarità è per molti la vergogna suprema, lo spauracchio che ispira tutte le concessioni e tutte le ritirate strategiche, e il marchio sinistro di ogni apostolato fallito. Agli occhi del mondo, l’impopolarità di Nostro Signore divenne tale da essere considerato addirittura malvagio:
“mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio” (Mt 8,33-34).
In seguito, Nostro Signore ha predetto ai suoi fedeli di tutti i tempi l’inevitabile esistenza di nemici:
“l fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome” (Mt 10,21-22).
Come possiamo vedere, l’odio arrivò al punto di scatenare una feroce battaglia contro i discepoli di Gesù. E le accuse contro i fedeli saranno terribili! Tuttavia, essi non devono rinunciare a un’azione apostolica coraggiosa:
“Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze” (Mt 10,24-27).
Come abbiamo detto, i fedeli devono essere molto grati per la stima dei loro simili, ma devono disprezzare il loro odio quando è basato sull’avversione alla verità o alla virtù. Un apostolo deve desiderare la conversione del prossimo, ma non deve confondere la conversione sincera e profonda di un uomo o di un popolo con i segni di una popolarità superficiale.
Nostro Signore compie i suoi miracoli per convertire, non per diventare popolare: “Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta” (Mt 12,39), dice, indicando che non avrebbe compiuto miracoli inutili per la loro conversione. E infatti, anche se i miracoli del Salvatore gli avessero dato una certa popolarità, sarebbe stata una popolarità inutile, perché non sarebbe scaturita dal desiderio di conoscere la Verità.
Ma quanti apostoli fanno il possibile e l’impossibile per diventare popolari, anche a costo di sacrificare i loro principi! Forse non sanno che così facendo perdono la beatitudine che il Signore ha promesso a coloro che sono odiati dai nemici della Chiesa a causa del loro amore per l’ortodossia e la virtù: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi” (Mt 5,11-12).
Non sacrifichiamo, non sminuiamo e non alteriamo mai la verità, per quanto grande sia l’odio che può pesare su di noi. Nostro Signore ce ne ha dato un esempio quando ha predicato la verità e il bene, anche a costo di rischiare il carcere:
“Non è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate di uccidermi?”. Rispose la folla: “Sei indemoniato! Chi cerca di ucciderti?”. Disse loro Gesù: “Un’opera sola ho compiuto, e tutti ne siete meravigliati. Per questo Mosè vi ha dato la circoncisione – non che essa venga da Mosè, ma dai patriarchi – e voi circoncidete un uomo anche di sabato. Ora, se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché di sabato ho guarito interamente un uomo? Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!”.
Intanto alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano: “Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia”. Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: “Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato”.
Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora” (Gv 7,19-30).

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