Quinta Parte, Cap. singolo – “L’astuzia del serpente”

 

Iniziamo quindi con la virtù dell’astuzia o, in altre parole, con la virtù evangelica dell’astuzia serpentina.
Nostro Signore raccomanda con enfasi la prudenza in molti casi, facendo capire ai fedeli che non devono avere un candore cieco e pericoloso, ma che la loro bontà deve al contrario coesistere con un amore vivo e diligente per i doni di Dio; così vivo e diligente da poter riconoscere, nonostante le mille false apparenze, i nemici che vogliono derubarli. Vediamo un passaggio:
“Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete” (Mt 7,15-20).
Questo brano è un piccolo trattato sulla furbizia. Inizia affermando che dobbiamo lottare non solo con i nemici apparenti, ma anche con i falsi amici, e che i nostri occhi devono quindi essere vigili, non solo contro i lupi che si avvicinano apertamente, ma anche attenti alle pecore per vedere se sotto la lana bianca possiamo trovare il manto rosso e mal dissimulato di qualche lupo astuto. Questo significa che un cattolico deve avere una mente penetrante e agile, diffidare sempre delle apparenze e fidarsi solo di chi dimostra, dopo un attento e sapiente esame, di essere una vera pecora.
Ma come possiamo discernere una falsa pecora da una vera? “Dai loro frutti si riconosceranno i falsi profeti”. Nostro Signore sta dicendo che dobbiamo prendere l’abitudine di analizzare attentamente le dottrine e le azioni del nostro prossimo, per valutare i suoi frutti secondo il loro valore reale e prendere le necessarie precauzioni quando sono cattivi.
Questo obbligo è importante per tutti i fedeli, che hanno il dovere di rifiutare le false dottrine e le seduzioni di amici che vorrebbero attirarli nel male o tenerli nella mediocrità. Questo dovere è molto più grave per i dirigenti dell’AC, che devono essere ancora più vigili su se stessi e sugli altri e assicurarsi, con la loro astuzia e la loro vigilanza, di non permettere agli uomini che potrebbero essere affiliati a dottrine o a sette ostili alla Chiesa di rimanere tra i fedeli o di ascendere a posizioni di grande responsabilità.
Guai a quei leader il cui errato senso di apertura neutralizza l’esercizio costante della vigilanza intorno a loro! Perderanno un numero maggiore di anime a causa della loro negligenza rispetto a molti nemici dichiarati del cattolicesimo. Essendo incaricati, sotto la direzione della gerarchia, di moltiplicare i talenti, cioè le anime nelle file dell’AC, non devono né sotterrare il tesoro né, con la loro “buona fede”, lasciarlo cadere nelle mani dei ladri. Se Nostro Signore è stato così severo con il servo che non ha fatto fruttare il talento, cosa farebbe con un uomo che dorme quando entra il ladro?
Vediamo un altro passaggio.
“Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani” (Mt 10,16-18).
In generale, questo passo è visto come un avvertimento che si applica solo in tempi di aperta persecuzione religiosa, poiché si riferisce solo alla convocazione davanti a tribunali, governatori e re, e alla flagellazione nelle sinagoghe. Ma tenendo conto di ciò che sta accadendo nel mondo, sarebbe opportuno chiedersi se oggi esiste un Paese in cui possiamo essere sicuri che questa situazione non si svilupperà da un momento all’altro.
In ogni caso, sarebbe altrettanto errato credere che Nostro Signore raccomandi una grande prudenza solo di fronte a un pericolo manifesto e grave, e che un leader dell’Azione Cattolica possa quindi rinunciare abitualmente alla pratica dell’astuzia del serpente e coltivare solo la semplicità della colomba. Infatti, ogni volta che è in gioco la salvezza di un’anima, è in gioco un valore infinito, perché il sangue di Gesù Cristo è stato versato per la salvezza di ogni anima. Un’anima è un tesoro più grande del sole e la sua perdita è un male ben più grande di qualsiasi sofferenza fisica o morale che potremmo sopportare legati a una colonna di flagelli o seduti al banco degli imputati.
Pertanto, un leader dell’Azione Cattolica ha l’obbligo assoluto di rimanere attento con occhi penetranti come quelli di un serpente, per discernere tutti i possibili tentativi di infiltrazione nei ranghi dell’AC, così come tutti gli altri rischi a cui può essere esposta la salvezza delle anime nel settore a lui affidato.
In questo senso, è molto appropriato citare un altro passo: “Gesù rispose loro: ‘Badate che nessuno vi inganni! Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: ‘Io sono il Cristo’, e trarranno molti in inganno’” (Mt 24,4-5). È un errore credere che l’unico rischio a cui possono essere esposti gli ambienti cattolici sia l’infiltrazione di idee palesemente errate. Proprio come l’Anticristo cercherà di spacciarsi per il vero Cristo, le dottrine erronee rivestiranno i loro principi con un’apparenza di verità e presenteranno maliziosamente un presunto sigillo della Chiesa, promuovendo così la compiacenza, la tolleranza e il compromesso – un pendio scivoloso sul quale, gradualmente e quasi impercettibilmente, cadiamo nel peccato.
Alcune anime tiepide hanno l’abitudine di collocarsi ai margini dell’ortodossia, come a cavallo del muro che li separa dall’eresia, e da lì sorridono del male senza abbandonare il bene – o, meglio, sorridono del bene senza abbandonare il male. Purtroppo, tutto questo crea un’atmosfera in cui il “sensus Christi” scompare del tutto e l’aspetto cattolico si conserva solo sulle etichette.
Un dirigente di Azione Cattolica deve opporsi a tutto questo essendo vigile, perspicace, accorto, chiaro e instancabilmente scrupoloso nelle sue osservazioni, tenendo sempre presente che ciò che alcuni libri o consiglieri predicano come cattolico non lo è veramente. E, rispondendo, “Gesù si mise a dire loro: ‘Badate che nessuno v’inganni! Molti verranno in mio nome, dicendo: ‘Sono io’, e trarranno molti in inganno’” (Mc 13, 5-6).
Ecco un altro passaggio degno di nota:
“Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo” (Gv 2,23-25).
Qui ci mostra chiaramente che dobbiamo usare tutte le nostre risorse per distinguere ciò che potrebbe essere incompatibile o difettoso nelle manifestazioni talvolta entusiastiche che la Santa Madre Chiesa può suscitare. Questo è l’esempio del Maestro. Quando è necessario, Egli non negherà a un apostolo veramente umile e distaccato una luce ancora più carismatica e soprannaturale per discernere i veri amici della Chiesa da quelli falsi. Anzi, Colui che ci ha raccomandato espressamente di essere vigili non ci negherà le grazie necessarie per farlo.
“Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge” (At 20, 28-29).
È vero che l’obbligo di vigilanza contenuto in questo passo si riferisce direttamente solo ai vescovi. Ma nella misura in cui l’AC è uno strumento della gerarchia, uno strumento vivo e intelligente, anch’essa deve stare in guardia dai lupi rapaci.
Per non prolungare eccessivamente la presentazione, citeremo solo alcuni passaggi.
San Pietro ha aggiunto questo consiglio:
“Voi dunque, carissimi, siete stati avvertiti: state bene attenti a non venir meno nella vostra fermezza, travolti anche voi dall’errore dei malvagi. Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo. A lui la gloria, ora e nel giorno dell’eternità. Amen” (2Pt 3, 17-18).
Non si pensi che solo un’anima naturalmente incline alla diffidenza possa essere sempre vigile. Leggiamo in San Marco: “Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate” (13,37). San Giovanni consiglia con tenera sollecitudine: “Figlioli, nessuno v’inganni” (1Gv 3,7).
Pertanto, una vigilanza astuta ed efficace è un dovere per tutti noi, membri dell’AC.

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