Quinta Parte, Cap. singolo – Perché tanto odio per i predicatori del bene?

 

“So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi” (Gv 8,37).
Da sempre ci saranno cuori in cui la parola della Chiesa non trova posto. Questi cuori saranno allora pieni di odio e cercheranno di ridicolizzare, sminuire, calunniare, portare all’apostasia e persino uccidere i discepoli di Nostro Signore.
Anche per questo motivo il Signore disse ai Giudei:
“‘Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro’. Gli risposero allora: ‘Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!’. Disse loro Gesù: ‘Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola’” (Gv 8,40-43).
Non sorprende quindi che i suoi miracoli suscitassero odio. Ecco cosa accadde dopo il miracolo della resurrezione di Lazzaro:
“Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: ‘Liberatelo e lasciatelo andare’. Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto” (Gv 11,44-46).
Alla luce di tutto ciò, come possono gli apostoli sperare di essere sempre stimati da tutti? Non vedono che questa stima generale contiene spesso il segno inequivocabile che non sono più con Nostro Signore?
In effetti, ogni vero cattolico avrà dei nemici:
“Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che io vi ho detto: ‘Un servo non è più grande del suo padrone’. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio” (Gv 15,18-23).
Il brano seguente è sulla stessa linea:
“Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio” (Gv 16,1-2).
E anche:
“Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno” (Gv 17,14-15).
Quanto alle sterili e inutili lodi del diavolo e dei suoi scagnozzi, vediamo come vanno trattate:
“Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una schiava che aveva uno spirito di divinazione: costei, facendo l’indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni. Ella si mise a seguire Paolo e noi, gridando: ‘Questi uomini sono servi del Dio altissimo e vi annunciano la via della salvezza’. Così fece per molti giorni, finché Paolo, mal sopportando la cosa, si rivolse allo spirito e disse: ‘In nome di Gesù Cristo ti ordino di uscire da lei’. E all’istante lo spirito uscì” (At 16,16-18).
Dovremmo infatti rallegrarci quando, da parte del campo nemico, riceviamo una parola di lode da qualche anima che, toccata dalla grazia, comincia ad avvicinarsi a noi. Ma quanto è diverso questo applauso dalla gioia falsa e turbolenta che gli empi manifestano quando alcuni apostoli ingenui presentano loro verità inferme e mutilate simili agli errori dell’empietà! L’applauso in questo caso non significa un movimento verso il bene delle anime, ma la gioia che provano nell’immaginare che la Chiesa non voglia tirarle fuori dal male. È l’applauso di un uomo felice di poter continuare nel peccato, il che significa un indurimento ancora maggiore nel male. Dobbiamo evitare questo applauso. Così, chi non si rassegna ad essere impopolare si scontra con il Nuovo Testamento:
“Non meravigliatevi, fratelli, se il mondo vi odia” (1Gv 3, 13).
Irritare i malvagi è spesso il frutto di azioni molto nobili:
“Gli abitanti della terra fanno festa su di loro, si rallegrano e si scambiano doni, perché questi due profeti [malvagi] erano il tormento degli abitanti della terra” (Ap 11,10).
Chi pensa che la dottrina cattolica susciterà un applauso unanime quando sarà predicata in modo esemplare con parole e azioni, si sbaglia di grosso. San Paolo dice:
“E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2Tm 3,12). Come mostra questo passo, una vita pia esaspera l’odio dei senza Dio. La Chiesa non è odiata per le imperfezioni riscontrate in questo o quel suo rappresentante nel corso dei secoli. Queste imperfezioni sono quasi sempre semplici pretesti per i malvagi, nel loro odio, per ferire ciò che di divino c’è nella Chiesa.
Il buon odore di Cristo è un profumo d’amore per coloro che si salvano, ma suscita odio in coloro che si perdono:
“Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo per quelli che si salvano e per quelli che si perdono; per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita” (2Cor 2, 15-16).
Come Nostro Signore, la Chiesa ha in sommo grado la capacità di farsi amare da individui, famiglie, popoli e intere razze. Ma allo stesso modo ha, come Nostro Signore, l’attributo di vedere l’odio ingiusto di individui, famiglie, popoli e razze intere sollevarsi contro di lei. Un vero apostolo non si preoccupa di essere amato con un amore che non è l’espressione dell’amore che le anime hanno (o almeno cominciano ad avere) per Dio, e che non porta al Regno di Dio. Qualsiasi altro tipo di popolarità è inutile per lui e per la Chiesa. Così dice San Paolo:
“Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!” (Gal 1,10).
Come si vede, l’approvazione degli uomini è sufficiente a preoccupare un apostolo dalla coscienza delicata, invece di renderlo felice: avrebbe potuto trascurare la purezza dottrinale per ottenere una così ampia stima? È certo che abbia castigato l’empietà come gli imponeva il suo dovere? Si sarebbe davvero trovato in una situazione simile a quella di Nostro Signore la Domenica delle Palme? Se è così, ecco un avvertimento: ricordate il valore dell’applauso umano e non siate attaccati ad esso. Domani, forse, appariranno falsi profeti che attireranno la gente predicando una dottrina meno austera. E l’uomo, ancora applaudito alla vigilia, dovrà dire a coloro che lo hanno lodato:
“Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verità? Costoro sono premurosi verso di voi, ma non onestamente; vogliono invece tagliarvi fuori, perché vi interessiate di loro. È bello invece essere circondati di premure nel bene sempre, e non solo quando io mi trovo presso di voi, figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi! Vorrei essere vicino a voi in questo momento e cambiare il tono della mia voce, perché sono perplesso a vostro riguardo” (Gal 4,16-20).
Ma questo linguaggio non può essere cambiato: l’interesse delle anime lo impedisce. E se questo avvertimento dovesse rimanere lettera morta, la popolarità dell’apostolo soccomberebbe definitivamente.
Così, se al nostro apostolo manca uno spirito soprannaturale distaccato e virile, eccolo lì a rincorrere coloro che lo abbandonano. Lì diluirà i principi, corromperà e distorcerà le verità, sminuirà e svenderà i precetti per salvare gli ultimi frammenti di popolarità che aveva inconsapevolmente trasformato in un idolo.
Come si può paragonare un simile comportamento con quello di Nostro Signore che, pur profondamente addolorato, condusse la sua lotta diretta e coraggiosa contro l’empietà fino alla morte, e alla morte di croce?
Sebbene le verità chiaramente enunciate portino talvolta i perversi a diventare ancora più induriti nella loro malvagità, grande è la gioia di un apostolo che riesce a superare il suo spirito pacifista e a salvare le anime con colpi decisi.
“Se anche vi ho rattristati con la mia lettera, non me ne dispiace. E se mi è dispiaciuto – vedo infatti che quella lettera, anche se per breve tempo, vi ha rattristati -, ora ne godo; non per la vostra tristezza, ma perché questa tristezza vi ha portato a pentirvi. Infatti vi siete rattristati secondo Dio e così non avete ricevuto alcun danno da parte nostra; perché la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte. Ecco, infatti, quanta sollecitudine ha prodotto in voi proprio questo rattristarvi secondo Dio; anzi, quante scuse, quanta indignazione, quale timore, quale desiderio, quale affetto, quale punizione! Vi siete dimostrati innocenti sotto ogni riguardo in questa faccenda” (2 Cor 7, 8-11) (San Paolo si riferisce al caso di un incestuoso, menzionato nella prima epistola).
Questa è la grande, ammirevole ricompensa degli apostoli che hanno uno spirito soprannaturale e sono abbastanza lungimiranti da non fare della popolarità l’unica regola e il fine supremo del loro apostolato.
Non sottraiamoci ai fallimenti momentanei, e Nostro Signore non negherà al nostro apostolato queste stesse consolazioni, le uniche a cui dobbiamo aspirare.

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