Quinta Parte, Cap. singolo – Fortezza e saggezza nel Nuovo Testamento

 

I passi del Nuovo Testamento in cui la misericordia divina del nostro Salvatore risplende più chiaramente sono tutti ben noti ai fedeli. Per questo ringraziamo mille volte Dio. Purtroppo, però, gli estratti che danno esempi di severità, astuzia e santa intransigenza lo sono molto meno. Abbiamo citato alcuni di questi passaggi nelle pagine precedenti. Tuttavia, per chiarire che questi ultimi brani non sono gli unici e che in realtà il Nuovo Testamento ci offre esempi straordinariamente frequenti di coraggio, saggezza e forza, esamineremo ora un gran numero di brani che insegnano queste virtù e che non abbiamo ancora avuto modo di citare. Ciò metterà in evidenza il ruolo molto importante che queste tre virtù svolgono nella Buona Novella del Figlio di Dio e mostrerà che, di conseguenza, esse dovrebbero avere un ruolo nel carattere di ogni cattolico ben formato.
In questo capitolo vogliamo sottolineare in particolare i numerosi passi del Nuovo Testamento in cui vengono rimproverati i peccatori o i vizi dell’antichità pagana e del mondo ebraico, con un linguaggio che, per gli uomini del nostro tempo, potrebbe sembrare del tutto privo di carità.
Si noti, a questo proposito, che il Santo Padre Pio XI, come abbiamo insistentemente sottolineato, ha dato una descrizione così seria della nostra era da dire che siamo in un periodo simile a quello degli ultimi tempi, cioè in un’epoca di iniquità senza precedenti. Non si pensi quindi che oggi non si trovino peccati e peccatori degni dello stesso linguaggio. Che cos’è, dunque, questa carità erronea che smorza la parola di Dio sulle nostre labbra, e che rende la frusta che rigenera le persone un’arma innocua il cui bordo mal affilato esprime più la nostra timidezza che l’indignazione del nostro zelo?
Anche qui – e insistiamo su questo punto – dobbiamo imitare il Salvatore che ha saputo alternare la serietà del suo linguaggio con prove di amore infinito di tale dolcezza e delicatezza da toccare ogni cuore retto. Non dimentichiamo mai il ruolo supremo dell’amore nell’economia dell’apostolato. Ma non cadiamo in una stretta parzialità. Non tutti i cuori sono aperti all’azione della grazia. San Pietro ha scritto:
“Si legge infatti nella Scrittura: Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso. Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati” (1Pt 2, 6-8).
E per coloro che non sono disposti ad accettare il dolce linguaggio dell’amore, c’è solo un metodo, che è questo linguaggio:
“Gente infedele! Non sapete che l’amore per il mondo è nemico di Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio. 5O forse pensate che invano la Scrittura dichiari: ‘Fino alla gelosia ci ama lo Spirito, che egli ha fatto abitare in noi?’” (Gc 4, 4-5).

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