AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTÀ
“Catolicismo”, Campos (Rio de Janeiro), Nº 64 – Aprile 1956
di Plinio Corrêa de Oliveira

Nei numeri precedenti abbiamo mostrato che non si deve confondere una certa rettitudine naturale esistente nelle culture pagane elaborate prima dell’evangelizzazione con il carattere diabolico che infesta le manifestazioni culturali del neopaganesimo odierno. Infatti i frutti della natura decaduta possono avere qualcosa di nobile e di bello: è ciò che si osserva presso i pagani. Mentre l’apostasia dalla vera Fede possiede una malizia molto maggiore di quella dei popoli che non conobbero Gesù Cristo. E non sorprende che, nella misura in cui una società un tempo cattolica si va trasformando in Città del demonio, nella stessa misura il demonio vada influenzandone l’arte e la cultura.
Con ciò non vogliamo affermare la completa assenza del demonio in rapporto al mondo pagano. Tutt’altro. Ma la sua influenza su quel mondo si è sempre manifestata in qualche modo circoscritta e, se spesso si è fatta sentire nell’arte e nella cultura, tuttavia non è giunta a dominarle.
Un esempio lampante di ciò si trova nel contrasto tra le due fotografie di questa pagina. La prima ci presenta due bambine giapponesi nell’incanto e nell’innocenza della loro tenera età. I loro abiti sono modestissimi e costituiscono una vigorosa lezione per i nudisti neopagani delle spiagge d’Occidente. I vari colori hanno qualcosa di poetico, completato dagli ornamenti del capo. Tutto è molto regionale, molto peculiare, molto artistico, molto dignitoso e misurato.
