AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTÀ
“Catolicismo”, Campos (Rio de Janeiro), Nº 59 – Novembre 1955
di Plinio Corrêa de Oliveira

Spuntando da un bosco ombroso e ameno, e avendo come sfondo le montagne dai delicati profili e le placide acque del porto di Hong Kong, si innalza, dominando la città con la sua mole al tempo stesso robusta e slanciata, la celebre Pagoda Bianca.
Si tratta di una costruzione di carattere religioso, poiché la pagoda è una cappella o un tempio. Notevole per il suo valore artistico, la Pagoda Bianca può essere presentata come un tipo caratteristico di una certa architettura religiosa cinese. E come tale rispecchia, almeno in molti dei suoi tratti, la psicologia, l’indole, lo spirito della religione per il cui uso fu concepita e plasmata.
È ben vero che in questo monumento non si avverte quel “quid” eccelso, assolutamente imponderabile, impalpabile, ma impressionante e vivo, che contraddistingue gli ambienti altamente impregnati dall’influenza cattolica e che ci immerge, per così dire, in un’atmosfera soprannaturale: basta ricordare certi luoghi come la Sainte-Chapelle di Parigi, per esempio, o Assisi, o ancora certe scene come il Sommo Pontefice che entra in San Pietro sulla sedia gestatoria, o la processione del Santissimo Sacramento a Lourdes.
Ciò nonostante, in questo monumento si manifestano tanti elementi di equilibrio, armonia, delicatezza e distinzione, che vi potrebbe essere installata senza disdoro – così pensa almeno l’autore di questo commento – una chiesa cattolica. Quanto ci sorride l’idea di una Cina finalmente convertita all’unica Chiesa di Dio, e di questa pagoda consacrata al culto della Regina del Cielo e della terra!
Una torre completamente isolata da qualsiasi complesso architettonico è un’opera difficile da realizzare con vero buon gusto. Cade infatti facilmente negli estremi. Se si cerca di darle un’aria di forza, si rischia che appaia volgare e brutale. Se, al contrario, la si costruisce troppo slanciata, è difficile che non dia l’impressione di una canna insignificante.
Con quanto amore per l’equilibrio, per l’armonia, per il buon senso, insomma, i costruttori di questa torre seppero evitare entrambi gli eccessi! L’altezza è perfettamente proporzionata al diametro della base. E, per rendere l’edificio realmente leggero, ogni piano ne sostiene un altro più piccolo. La leggerezza è accentuata da parapetti finemente lavorati e da magnifiche gronde “increspate”, diremmo quasi “flessibili”, che terminano con tanta delicatezza da sembrare perfino fluttuare nell’aria, pronte a lasciarsi dolcemente ondulare se vi passasse il soffio di una brezza. Per correggere ciò che le gronde e i parapetti potrebbero avere di eccessivamente fragile, ogni piano costituisce un robusto ottagono, dalle pareti assolutamente lisce, aperto su ciascuna faccia soltanto da un arco di linee severe, coerenti e semplici. Si direbbe che l’ottagono, considerato in sé, abbia tutta la precisione, la forza e il peso di un solido ragionamento, e i parapetti e le gronde tutta la leggerezza, la grazia, la nobiltà di una soave fantasia.
Per concludere questa considerazione, immagini il lettore che un incendio distrugga il tetto dell’ultimo piano. E cerchi un altro disegno che possa sostituirlo degnamente. Difficilmente troverebbe un’idea migliore. Si direbbe che questo tetto sia un fiore la cui corolla sia stata rivolta verso terra. Gli occhi seguono insensibilmente le nervature della corolla, giungono fino allo stelo e si compiacciono di accompagnare la successione degli anelli sempre più sottili che lo compongono, si soffermano un ultimo istante sull’ornamento finale e si perdono nel cielo…
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Non è questo il momento di fare un’analisi della religione cinese. Senza dimenticare che il paganesimo è il regno del demonio, bisogna riconoscere che l’impero dello spirito delle tenebre non giunse al punto di cancellare nei cinesi un certo amore per il buon senso, per l’equilibrio, per la bellezza, che si manifesta in modo splendido in questo edificio. E di quante altre culture antiche si potrebbe fare lo stesso elogio! È ciò che spiega la predilezione, la cura, il gusto con cui la Chiesa, nei Paesi di missione, si accosta a questi resti, talvolta ancora palpitanti, di antiche civiltà, conservandoli, studiandoli, purificandoli dalle sozzure pagane, per infondere loro infine un altro spirito, assumerli e integrarli nell’immenso patrimonio della cultura cattolica.
