AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTÀ
“Catolicismo”, Campos (Rio de Janeiro), Nº 53 – Maggio 1955
di Plinio Corrêa de Oliveira
Secondo l’insegnamento della Chiesa, l’amore e il timore di Dio sono virtù. E poiché tra le virtù non può esservi antagonismo né contraddizione, né l’amore esclude il timore, né il timore esclude l’amore.
Ancor più. Entrambe queste virtù sono essenziali alla salvezza. Se non si concepisce un Santo senza amore di Dio, altrettanto non si concepisce un Santo senza timore.
Si può affermare che l’amore è una virtù più alta del timore. Si può affermare che queste virtù influiscono in proporzioni diverse su ciascuna anima, secondo la sua indole e le vie della grazia. Ma astrarre da una virtù con il pretesto di stimolare l’altra, tacere sul timore per sviluppare l’amore, o viceversa, significa normalmente infliggere alle anime un pregiudizio irreparabile.
Ora, vi fu un tempo in cui la pietà dei fedeli, profondamente equilibrata, stimò debitamente l’amore e il timore, donde un riflesso molto proporzionato dell’uno e dell’altro nell’oratoria sacra, nell’arte, nella letteratura religiosa. Col passare del tempo, il giansenismo accentuò fino all’esagerazione e al delirio il ruolo del timore. Reagendo contro tale eccesso, Santi, teologi, predicatori, scrittori insistettero a gara sul ruolo dell’amore. Inutile dire quanti tesori di grazia, di sapienza teologica e pastorale, di bellezza artistica, furono così generati nella Santa Chiesa da ciò che essa aveva di più rappresentativo e di migliore.

