AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTÀ
“Catolicismo”, Campos (Rio de Janeiro), Nº 39 – Marzo 1954
di Plinio Corrêa de Oliveira

Insistiamo sull’idea espressa nei numeri precedenti. Se per “moderno” si intende tutto ciò che è contemporaneo, soltanto uno stupido può condannare in blocco le cose moderne per il solo fatto di essere moderne. Ma se per “moderno” intendiamo le innumerevoli e trionfanti manifestazioni di un certo spirito materialista, livellatore e pagano, che oggi è giunto al suo parossismo, allora siamo contro tutto ciò che è moderno, in blocco e per principio.
Non attardiamoci sulla questione delle parole, che consisterebbe nel sapere se moderno sia sinonimo di odierno oppure indichi soltanto un aspetto — quello materialista e rivoluzionario — della realtà contemporanea. È meglio passare direttamente agli esempi, che chiariscono la distinzione tra il moderno buono e quello cattivo, tra l’odierno e il moderno.
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Lo sport è profondamente radicato nei costumi attuali. Siamo a favore o contro di esso?
Occorre distinguere. Nessuno può essere contrario all’esercizio fisico in quanto tale, cioè in quanto mezzo per conservare la salute e come onesto svago.
Ma da ciò a un certo sportivismo dei nostri giorni, quale differenza! L’ambiente sportivo ha assunto — molto frequentemente — aspetti francamente condannabili. In primo luogo, perché offre il pretesto a ogni sorta di esibizionismo nudista. In secondo luogo, perché è degenerato in un’idolatria del corpo, con totale disprezzo della virtù, dell’intelligenza e della cultura, che sono le ricchezze dell’anima. In terzo luogo, perché in questa idolatria del corpo lo sportivismo odierno non è rimasto al livello dei classici, ma si è degradato fino al culto del pugno e del calcio, della brutalità insomma, con totale disprezzo della nobiltà del corpo umano. Tipico, a questo riguardo, è il trattamento che nel pugilato subisce la testa dell’uomo, la parte più nobile del suo corpo. In quarto luogo, l’ambiente sportivo ha assunto qualcosa di delirante e brutale, con le sue tifoserie esagerate, la trivialità degradante dei modi e degli abiti cosiddetti “sportivi”, ecc., ecc.
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Ma vi sono sport e sport.
Si consideri lo stato del volto del pugile di cui pubblichiamo qui la fotografia. È lecito, è giusto, è dignitoso ridurre in simili condizioni un volto umano, soltanto per divertire una folla?

Se un servo del Medioevo fosse stato ridotto in questo stato durante un gioco, per divertire qualche signore feudale, quanta declamazione lacrimevole ne sarebbe scaturita. Questo pugile, allo scopo di guadagnarsi da vivere e fare carriera, si è sottoposto a ridursi così per divertire il grande signore dei nostri giorni, che è la folla. E quasi nessuno vi vede qualcosa di censurabile.
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In questo povero pugile, si direbbe che la forza bruta abbia ridotto al minimo le manifestazioni dell’anima: la materia comprime, opprime, deprime lo spirito.
Si consideri, dall’altro lato, l’alpinismo, anch’esso sport apprezzato ai nostri giorni. Il corpo lavora intensamente. Ma non meno l’anima. Vi sono rischi da affrontare, che esigono coraggio; vi sono passaggi in cui non basta la forza, ma è necessaria l’agilità. E vi sono situazioni in cui la scalata non si conclude in un disastro soltanto grazie alla presenza di spirito, alla fortezza d’animo, all’ingegno e alla capacità inventiva degli alpinisti. Vedendoli dunque, come nell’immagine, sulla cima di un picco che sembrerebbe inaccessibile, trionfanti su tutti gli ostacoli della natura, si ha in modo assai accentuato la sensazione della vittoria dello spirito sulla materia. Infatti, se l’uomo, fisicamente tanto fragile anche quando è corpulento, domina l’asprezza delle rocce, non è forse vero che lo deve soprattutto al fatto di possedere audacia, spirito d’iniziativa e capacità inventiva?
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