AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTÀ
“Catolicismo”, Campos (Rio de Janeiro), Nº 33 – Settembre 1953
di Plinio Corrêa de Oliveira

Sir Winston Churchill raggiunse nel suo Paese l’apice delle grandezze umane, e lo raggiunse meritatamente, secondo il consenso generale, per il suo eccezionale talento, per la statura senza pari della sua personalità, per il valore dei servizi di ogni genere che ha reso alla sua patria nel corso di una brillante carriera politica. Dotato inoltre di tutta la raffinatezza di un’educazione accurata e tradizionale – Churchill è nipote del Duca di Marlborough – e di una cultura vigorosa e vasta, il grande statista si distingue anche come uno degli uomini di società più raffinati dei nostri giorni, oltre che come brillante scrittore e oratore. La nostra fotografia lo presenta in grande uniforme, con il collare dell’Ordine della Giarrettiera, mentre giunge all’Abbazia di Westminster per l’incoronazione della Regina.
È evidentemente del tutto naturale che un personaggio di tanto valore si presenti rivestito delle proprie insegne nel più solenne degli atti della vita pubblica inglese.


Sarebbe tuttavia un grave errore supporre che, secondo la dottrina sottesa all’intera cerimonia dell’incoronazione (considerata, beninteso, nelle sue linee generali e senza le aggiunte che disgraziatamente vi introdusse l’eresia anglicana), gli abiti nobili, dignitosi e solenni spettino soltanto alle persone di rilievo.
Se l’abito deve essere conforme a chi lo indossa e alla circostanza in cui viene usato, è facile comprendere che, nell’uomo eminente, esso debba armonizzarsi con il rilievo che quell’uomo ha raggiunto. Ma Dio non ha per figli soltanto gli uomini eminenti. Ogni creatura umana, per quanto modesta, possiede una dignità propria, naturale e inalienabile. E ancora maggiore, incomparabilmente maggiore, è la dignità dell’ultimo, del più oscuro dei figli della Chiesa, in quanto cristiano, cioè in quanto battezzato, membro del Corpo Mistico di Nostro Signore Gesù Cristo.
Da qui il fatto che, nei secoli della civiltà cristiana, i costumi abbiano lentamente formato abiti di alto livello di dignità anche per le persone di umile condizione. Qualche tempo fa abbiamo pubblicato la fotografia di un usciere della Banca d’Inghilterra, nella sua splendida uniforme di lavoro. Oggi, accanto a una figura mondialmente nota come Winston Churchill, pubblichiamo quella di un anonimo: un invalido di Chelsea, ospite del ricovero per soldati in congedo istituito da Carlo II nel XVII secolo. Anche lui possiede la sua uniforme tradizionale per i giorni di gala, che ha indossato per assistere al passaggio del corteo [funebre della Regina Madre (aprile 2002)]. Nel momento in cui l’obiettivo lo ha colto, [si asciugava le lacrime]. Si vede bene dal suo volto quanto egli sia lontano, per valore personale e per tradizione familiare, dal glorioso “premier”.
E tuttavia è un uomo che ha onorevolmente prestato i servizi che poteva. Se all’uno spetta la gloria con i suoi segni esteriori, all’altro spetta il rispetto che merita l’autentico valore comune. E questo rispetto, al quale ha diritto, si esprime nella dignità del suo abito. Per i grandi e per i piccoli vi è un posto giusto e dignitoso in una civiltà cristiana.

Pensionati del Royal Hospital Chelsea in parata a Londra
Beninteso, non si tratta di copiare materialmente tutto questo in un Paese che non ha lo stesso passato. Ma se i colori e le forme degli abiti e delle insegne cambiano secondo i luoghi e i tempi, lo spirito e i princìpi di queste tradizioni hanno un valore universale. Basta restaurare i princìpi, ed essi daranno spontaneamente in ogni Paese, a ogni costume e a ogni istituzione, il colorito adeguato alle circostanze di tempo e di luogo.