N. 93 – Grazia e grandezza, miseria e servitù

AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTÀ

 

“Catolicismo”, Campos (Rio de Janeiro), Nº 93 – Settembre 1958

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Uno dei fattori della bellezza è l’armonia di elementi molto diversi. Tale fattore si trova con eccezionale ricchezza in questo capolavoro, nel quale si conciliano e si completano il massimo della severità, della stabilità e della forza, con il massimo della grazia, della fantasia e della leggerezza.
Ed è proprio qui l’incanto di questo monumento, che ritrae l’anima alquanto immatura e primitiva, ma splendidamente sfumata e artistica, della grande Russia, della gloriosa Russia,… della povera Russia che sarebbe stata ben altra se lo scisma non l’avesse strappata alle braccia amorosissime della Sposa di Gesù Cristo.
Questa mirabile chiesa, forse più asiatica che europea, si inserisce in un quadro urbanistico totalmente occidentalizzato e dall’aspetto gradevole.
E lo sguardo si sofferma, rapito, nella contemplazione di un insieme così bello, nel quale tutto sembra parlarci di grazia, delicatezza e dignità.
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E tuttavia, la nota comunista è miseramente presente.
L’ordine naturale delle cose richiede che tutti i valori particolarmente ricchi di grazia e delicatezza siano posti al servizio della donna. Essi costituiscono infatti l’ambiente proprio della sua fragilità, il mezzo adeguato perché nell’anima femminile si sviluppino le più nobili qualità di sposa, madre e figlia.
E proprio per questo nulla ci riesce più sgradevole del vedere una donna incaricata di servizi la cui rudezza è incompatibile con la sua delicata natura: portatrice di pesi, meccanica, “soldatessa”…
Ora, è precisamente così che queste cittadine sovietiche figurano nell’immagine. Cinque spazzine, esposte a tutti gli inconvenienti morali del loro duro mestiere, sgombrano la neve dalla piazza. Calzate con stivali maschili e impugnando grandi scope, eccole percorrere le strade con il bello e con il cattivo tempo nell’esercizio di una professione che è pesante persino per gli uomini.
In ultima analisi, cinque schiave dello Stato sovietico, trattate brutalmente, figlie infelici di un ordine di cose dal quale la grazia, la delicatezza, la dolcezza sono bandite come valori decrepiti, inautentici, propri soltanto di borghesi corrotti.
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Simboli di due epoche, una delle quali fu ferocemente spenta per dare origine all’altra, “sinceramente amica delle masse”. Terribile forma di “amicizia”, che riduce il popolo a una condizione tale che perfino la delicatezza di cuore della sposa o della madre gli viene, per quanto possibile, negata sotto la pressione di un regime senza cuore!

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