AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTÀ
“Catolicismo”, Campos (Rio de Janeiro), Nº 86 – Febbraio 1958
di Plinio Corrêa de Oliveira

La scena, fotografata a Parigi nel 1914, è alquanto sconcertante per lo sguardo contemporaneo. Gli abiti, molto pesanti e severi, obbediscono ai canoni di una moda che, come tante altre, diede occasione a manifestazioni di buon e di cattivo gusto. Certamente, il cliché ci pone davanti a esempi di evidente cattivo gusto. Si comprende che un abito femminile possa essere – in determinate circostanze – severo, altero. Ma a condizione di conservarsi sempre ben femminile, cioè di lasciar trasparire chiaramente la nota di delicatezza, di grazia, di riservata affabilità che deve distinguere la dama, e specialmente la dama cristiana. Per fare un esempio con figure che i lettori hanno ben presenti, basta ricordare due capolavori in questo senso: l’abito da sposa e il costume d’incoronazione di una Regina. Ciascuno, a modo suo, può raggiungere il massimo della solennità, della nobiltà, della severa alterigia. Ma senza per questo essere obbligato a sacrificare, neppure in minima misura, ciò che ha di soave e tipicamente femminile. Mutatis mutandis, lo stesso si può dire dell’abito quotidiano. Anche quello che ha un taglio tanto mascolinizzato, come il tailleur, o quello di uso più radicalmente domestico, come il peignoir, può recare l’impronta di questi attributi antitetici ma armonici, fondendo serietà e grazia, con un tratto di forte superiorità e una nota di affabilità.
Ora, è precisamente ciò che manca a queste signore, che camminano in fila serrata e, si direbbe, a passo cadenzato, con lo sguardo audace e il portamento marziale, come se fossero valchirie imborghesite e ben nutrite. Valchirie, beninteso, smontate dai loro cavalli e ridotte al livello della fanteria, che cercherebbero di compensare il prosaicismo della loro condizione pedestre con il carattere teatrale dei loro abiti pesanti. In fondo, un che da operetta.
Chi sono queste dame? Le robuste e massicce precorritrici del movimento di mascolinizzazione della donna. Sono femministe che promuovono una manifestazione alle Tuileries.
In esse traspare uno stato d’animo che, senza mostrarsi allora molto marcatamente in questo o in quello, era presente in tutti gli elementi impalpabili della scena. È il riflesso del cataclisma egualitario esploso nel secolo XVI con il protestantesimo e nel secolo XVIII con la Rivoluzione francese. Esso nega che la donna, nella sua stessa natura, sia diversa dall’uomo, con i suoi vantaggi e svantaggi propri. E che la sua gloria consista nell’essere casta, forte e nobilmente femminile… Ella deve mascolinizzarsi, irrigidirsi, diventare polemica e aggressiva come un uomo (più un gradasso che un gentiluomo). E tutto questo per assomigliargli il più possibile. In altri termini, per essere un uomo di secondo piano.
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