AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTÀ
“Catolicismo”, Campos (Rio de Janeiro), Nº 75 – Marzo 1956
di Plinio Corrêa de Oliveira
Come è noto, il grande Louis Veuillot era di origine molto modesta. Il suo nome era stato da lui stesso stilizzato, forse per ragioni letterarie, ma in realtà era Veillot, cioè ‘vecchietto’: il che già di per sé indica l’umilissima condizione sociale della sua famiglia.
Ora, in una delle pagine più toccanti che abbia scritto, l’immortale polemista affermò che, se l’ordine sociale fosse stato restaurato su basi cattoliche, egli non avrebbe voluto appartenere ai ceti elevati, ma avrebbe preferito rimanere nella plebe. E ciò per contribuire alla ricostruzione di una plebe dignitosa, consapevole della grandezza della plebe cattolica in quanto plebe cattolica, gelosa dei propri diritti e profondamente compenetrata dei propri doveri. L’opposto, insomma, della plebe neopagana e rivoluzionaria, che si vergogna di essere plebe, che sogna soltanto i propri diritti e detesta che le si parli dei suoi doveri; di una plebe che non desidera altro che imitare la borghesia, finché non la abbatte. Una plebe quale esiste tipicamente in vari centri industriali all’estero e quale c’è da temere possa diventare, in molti luoghi, anche la nostra, se i figli della Chiesa non intervengono in tempo con la carità degli aiuti materiali e soprattutto con il dono di princìpi chiari, vigorosi, autenticamente cattolici.
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La metamorfosi rivoluzionaria della borghesia procede per tappe ed è già molto avanzata. Lo stesso accade con la plebe. E per questo, se forse sono ancora rari gli esemplari di borghese o di plebeo interamente rivoluzionario, sono frequenti in tutte le classi manifestazioni, ora più profonde ora meno, delle idee e degli stili della Rivoluzione.
È dunque utile, per numerosi lettori, borghesi o meno, conoscere l’incarnazione di un tipo plebeo dignitoso, fiero della propria condizione di creatura umana incorporata misticamente a Nostro Signore Gesù Cristo mediante il Battesimo, ma soddisfatto della propria modesta condizione.
Una contadina vestita con decenza e sensata semplicità, nella quale si nota una compostezza che, più che nell’abito, si manifesta nello sguardo sereno, fermo, profondo, puro ed equilibrato al massimo grado: il suo nome riempì il suo secolo, si perpetuò nel nostro e risplenderà finché il mondo sarà mondo. In Cielo gli Angeli lo cantano con lode. È Bernadette Soubirous, iscritta da Sua Santità Pio XI nell’albo dei Santi! Ella non è borghese, non vuole essere borghese, non vuole sembrare borghese, e neppure vuole sopprimere la borghesia. Ma poche borghesi, perfino poche Principesse, hanno tanta dignità e tanto decoro personale.
Ecco l’elevazione, la gloria, la forza di una plebe cattolica non deformata dal soffio della Rivoluzione.
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