AMBIENTI, COSTUMI, CIVILTÀ
“Catolicismo”, Campos (Rio de Janeiro), Nº 73 – Gennaio 1957
di Plinio Corrêa de Oliveira

Se confrontiamo i tratti di questo romano del III secolo della nostra era – rappresentato in una splendida scultura conservata nel Palazzo dei Conservatori, in Campidoglio – con quelli del celebre Apollo del Belvedere, la loro irregolarità risalta immediatamente. Da questo punto di vista, non si potrebbe dire, a rigore, che si tratti di un bell’uomo.
Tuttavia, nessuno può negare che dall’insieme della sua fisionomia si sprigioni una certa sensazione di bellezza. Ma è una bellezza soprattutto morale. Il taglio del volto e la conformazione del cranio sono molto proporzionati. La fronte, le orecchie, gli occhi, il naso e la bocca si accordano reciprocamente alla perfezione. Ciascuno di questi tratti dà un’impressione di giusta misura, di forza, di regolarità, che sembra trovare nello sguardo la sua più alta e viva espressione. Uno sguardo limpido, sereno, grave, abituato ad analizzare il mondo con senso di dominio e con una fiducia nelle proprie risorse davvero ammirevole. Uno sguardo che lascia trasparire un’anima di tempra virile, capace di affrontare con forza e nobiltà gli urti e i rovesci della vita.
Tale era il romano, come tutti sanno. E queste furono le qualità che seppe comunicare alle sue grandi realizzazioni: l’Impero, il diritto e i capolavori della sua letteratura e della sua arte.
Ma se tale era il romano, in modo del tutto particolare tale era a Roma il militare. Fu infatti per l’alto grado con cui possedevano le qualità del popolo che gli eserciti romani dominarono il mondo.
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