L’acquario – Folha de S. Paulo, 30 de setembro de 1982

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Visitando una volta un acquario, in cui ogni pesce occupava un proprio scomparto, mi colpì la sensibilità di alcuni di essi verso tutto ciò che incontravano nel loro incessante e ozioso vagare all’interno del rispettivo spazio acquatico: il contatto con qualsiasi puntino di vegetazione, con qualsiasi pezzetto di filo metallico e persino con qualsiasi bolla d’aria si rifletteva immediatamente nella scelta della direzione, e al conseguente movimento del corpo dell’animale.
Mi venne allora la curiosità di sapere come quella sensibilità avrebbe reagito a ciò che accadeva al di là della lastra di vetro, che occupava un’intera parete dell’acquario e consentiva ai visitatori di osservare i pesci. Oh, che delusione! Questi ultimi arrivavano letteralmente ad appoggiare la bocca – e lo stesso si potrebbe dire anche dell’occhio – sulla lastra di vetro. Ma tutto ciò che accadeva al di là di essa lasciava il pesce indifferente: una mano appoggiata sul vetro, gesti con le dita, colpi sulla lastra, nulla di tutto ciò gli provocava la minima sensazione. Il mondo avrebbe potuto crollare fuori dall’acquario senza che il pesce vi prestasse attenzione, purché all’interno del suo piccolo mondo liquido non accadesse nulla.
Penso a questi pesci quando rifletto sull’atteggiamento di alcuni dei miei contemporanei – e non pochi – nel ricevere, tramite la televisione, la radio o la stampa, notizie e commenti sul mondo odierno. Con sempre maggiore frequenza, si tratta di catastrofi individuali, locali o persino nazionali. A volte viene in ballo la distruzione del mondo a causa di un’apocalisse nucleare. Chi viene colpito da queste notizie rimane indifferente, purché esse non abbiano ripercussioni immediate sulla propria piccola vita privata.
Sintomi sconcertanti di corruzione, contraddizioni aberranti, vertiginosi indizi di squilibrio psichico di interi gruppi sociali: nulla di tutto ciò ha importanza, purché la vita di ciascuno rimanga immutata ancora per qualche giorno. O meglio, ancora per qualche ora.
Questo atteggiamento mi sconcerta. E proprio come mi era venuta, davanti all’acquario, la voglia – fortunatamente repressa – di praticare un foro nel vetro, infilarci l’indice e toccare il pesce per fargli sentire in diretta la realtà di quel mondo esterno in cui mi trovavo, e che lui, con così poco intelligente disprezzo, ignorava, così ho anche la voglia di forare non so quali «vetri» dietro i quali vivono indifferenti al mondo esterno, e incastrati esclusivamente nel loro mondo specifico, alcuni «pesci» del mondo odierno.

Nota: L’articolo sopra è stato tradotto e adattato per la pubblicazione senza la revisione dell’autore. Titolo originale: Provas… ora, as provas.

Contato