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Compito e fine dell’arte sacra, come indica la stessa sua qualifica, è di contribuire nel miglior modo al decoro della casa di Dio e di alimentare la fede e la pietà di coloro, che si raccolgono nel tempio per assistere agli uffici divini e implorare i celesti favori.
Essa quindi è stata sempre oggetto delle premurose cure ed assidua vigilanza della Chiesa, perché seguisse e norme da lei dettate, quali scaturiscono dalla dottrina rivelata e da una retta ascesi, e potesse a buon diritto ornarsi del titolo di sacra.
Pertanto anche ad essa vanno applicate le parole del B. Pio X, il quale, dopo aver dettato sapienti norme per la musica sacra, cosi concludeva: « Nulla adunque deve occorrere nel tempio che turbi od anche solo diminuisca la pietà e la devozione dei fedeli, nulla che dia ragionevole motivo di disgusto o di scandalo, nulla soprattutto che… sia indegno della casa di orazione e della maestà di Dio » (Motu proprio Tra le sollecitudini, 22 nov. 1903; Acta Pii X, vol. I, p. 75).
Perciò fin dai primi secoli della Chiesa, il II Concilio di Nicea, nel condannare l’eresia degli iconoclasti, confermò il culto delle sacre immagini e comminò severissime pene a coloro, che osassero «contrapporre le loro empie fantasticherie alle costituzioni ecclesiastiche» (Actio 7ª et ultima definitio Synodi IIae, Mansi, Sacr. Cone., XIII, col. 730).
Il Concilio di Trento, poi, nella sess. XXV, fissate opportune regole all’iconografia cristiana, conclude una grave esortazione ai Vescovi con queste precise parole: « I Vescovi, memori che alla casa di Dio si addice la santità, usino molta cura e diligenza affinché niente vi appaia di disordinato, niente di confusamente o tumultuosamente adattato, niente di profano o di indecoroso» (Sess. XXV, De invocatione, vener. et Reliquiis Sanct. et sacris Imaginibus). E Urbano VIII, nel dare particolari disposizioni per l’esatta osservanza delle prescrizioni del Concilio di Trento, così si esprime in proposito: «Ciò che viene presentato ai fedeli non deve apparire disordinato o singolare, ma contribuire a ravvivare la devozione e la pietà» (Sacrosancta Tridentina, paragr. 1, die XV mensis Martii anno MDCLII, Bullarium Romanum, Taurinen. editio, XV, 171).
Da ultimo il Codice di diritto canonico raccoglie e coordina quasi tutta la legislazione della Chiesa sull’arte sacra nei canoni 485, 1161, 1162, 1164, 1178, 1261, 1268, 1269, paragr. 1, 1279, 1280, 1385, 1399.
Merita di essere ricordato qui in modo particolare il disposto dei canoni 1261 e 1399, 12°: nel primo viene richiamata l’attenzione degli Eccellentissimi Ordinari sul grave obbligo di vigilare, perché non venga introdotta nel culto divino qualsiasi cosa che contrasti con la vera fede o si discosti dalla tradizione ecclesiastica; nel secondo sono dichiarate proibite per legge le immagini, in qualsiasi modo stampate, contrarie al modo di sentire ed alle prescrizioni della Chiesa.
Anche di recente la Sede Apostolica ha condannato le deviazioni e le contaminazioni dell’arte sacra. Ed è priva di qualsiasi consistenza l’obiezione di coloro, i quali sostengono che l’arte sacra deve adattarsi alle necessità e alle condizioni dei tempi nuovi; perché l’arte sacra, sorta con la società cristiana, ha fini propri che deve sempre perseguire e un proprio ufficio da adempiere costantemente.
Perciò Pio XI, di venerata memoria, nell’inaugurare la nuova Pinacoteca Vaticana, dopo aver ricordato una cosiddetta arte nuova, aggiunse queste gravi parole: «Lo abbiamo del resto già più volte espresso con uomini d’arte e con sacri Pastori: la Nostra speranza, il Nostro ardente voto, la Nostra volontà può essere soltanto che sia ubbidita la legge canonica, chiaramente formulata e sancita anche nel Codice di diritto canonico, e cioè: che tale arte non sia ammessa nelle nostre chiese e molto più che non sia chiamata a costruirle, a trasformarle, a decorarle; pur spalancando tutte le porte e dando il più schietto benvenuto ad ogni buono e progressivo sviluppo delle buone e venerande tradizioni, che in tanti secoli di vita cristiana, in tante diversità di ambienti e di condizioni sociali ed etniche, hanno dato tanta prova di inesauribile capacità di ispirare nuove e belle forme, quante volte vennero interrogate o studiate e coltivate al duplice lume del genio e della fede» (Discorso del 27 ottobre 1932, A.A.S., XXIV [1932] p. 356).
E in questi ultimi tempi il Santo Padre Pio XII, felicemente regnante, nell’Enciclica sulla Sacra Liturgia, pubblicata il 20 novembre 1947, espose con precisione e chiarezza il compito dell’arte acra: « È assolutamente necessario dar libero campo anche all’arte moderna, se serve con la dovuta riverenza e il dovuto onore ai sacri edifici ed ai riti sacri: in modo che anch’essa possa unire la sua voce al mirabile cantico di gloria che i geni hanno cantato nei secoli passati alla fede cattolica.
«Non possiamo fare a meno, però, per Nostro dovere di coscienza, di deplorare e riprovare quelle immagini e forme da alcuni recentemente introdotte, che sembrano essere depravazione e deformazione della vera arte, e che talvolta ripugnano apertamente al decoro, alla modestia e alla pietà cristiana, e offendono miserevolmente il genuino sentimento religioso; esse si devono assolutamente tener lontane e metter fuori dalle nostre chiese come, in generale, tutto ciò che non è in armonia con la santità del luogo» (can. 1178) (A.A.S., XXXIX [1947] p. 590 s.).
Tutto ciò attentamente considerato, questa Suprema S. Congregazione, che si è sempre preoccupata perché l’arte sacra contribuisca a conservare la fede e la pietà nel popolo cristiano, ha ritenuto necessario di ricordare a tutti gli Ordinari le norme da seguire, affinché essa s’ispiri a principi ed assuma forme, che si addicano al decoro ed alla santità della casa di Dio.
Circa l’architettura
L’architettura sacra, anche se assume nuove forme, deve adempiere sempre il suo ufficio, che è costruire la casa di Dio, casa di preghiera, giammai assimilabile ad un edificio profano.
Miri pure alla comodità dei fedeli, rendendo loro agevole seguire con la mente e con gli occhi, lo svolgimento delle sacre cerimonie; all’eleganza delle linee, ma non disprezzi la semplicità per dilettarsi di vuoti artifizi, e soprattutto eviti con cura tutto quello che possa rivelare negligenza nell’opera d’arte.
Nel can. 1162 paragr. 1 è disposto: «Nessuna chiesa può essere edificata senza il consenso, dato in iscritto, dall’Ordinario del luogo; il Vicario Generale non può darlo senza una speciale autorizzazione».
Nel can. 1164 paragr. 1: «Gli Ordinari abbiano cura, richiedendo il parere degli esperti se necessario, che le chiese siano edificate o ricostruite secondo le forme ammesse dalla tradizione cristiana e le leggi dell’arte sacra».
Questa Suprema Sacra Congregazione poi ribadisce lo stretto obbligo di osservare esattamente il disposto dei cann. 1268 paragr. 2 e 1269 paragr. 1: « La SS.ma Eucaristia deve essere custodita nel più eminente e più distinto luogo della chiesa, e quindi normalmente nell’altare maggiore, a meno che un altro non sembri più decoroso e più adatto alla venerazione e al culto di un così grande Sacramento… La SS.ma Eucaristia deve essere custodita in un tabernacolo inamovibile collocato nel centro dell’altare ».
Circa l’arte figurativa.
1. A norma del can. 1279: «A nessuno è lecito senza la previa approvazione dell’Ordinario del luogo, collocare o far collocare nella chiesa, neppure se esenti, e negli altri edifici sacri un’immagine che presenti una forma inusitata» (paragr. 1).
2. «L’Ordinario poi non approvi per l’esposizione alla venerazione pubblica dei fedeli le immagini non conformi all’uso ammesso dalla Chiesa» (paragr. 2).
3. «E non permetta mai che siano esposte nelle chiese o negli edifici sacri immagini, che siano espressione di una dottrina falsa o che offendano il pudore o il decoro, o che possano indurre gli incolti in errori pericolosi» (paragr. 3).
4. Nel caso che nelle Commissioni diocesane mancassero gli esperti, sorgessero dubbi o disparità di opinioni, gli Ordinari chiederanno il parere alle Commissioni metropolitane o alla Commissione centrale di Roma.
5. Secondo il disposto dei canoni 485 e 1178, gli Ordinari faranno rimuovere dagli edifizi sacri tutto quello che contrasta con la santità del luogo e con la riverenza dovuta alla casa di Dio; e proibiranno severamente che sia esposta alla venerazione dei fedeli, sugli stessi altari o sulle pareti contigue, una incomposta molteplicità di statue o di immagini di scarso valore, per lo più stereotipe.
6. I Vescovi, e i Superiori religiosi non diano mai la licenza di stampare libri, periodici o fogli, che portino impresse immagini, non conformi al modo di sentire e ai decreti della Chiesa (cfr. cann. 1385 e 1399, 12°).
Perché poi gli Ecc.mi Ordinari possano avere dalla Commissione per l’Arte Sacra quel consiglio, che deve essere chiesto agli esperti, con la sicurezza che esso venga dato in conformità delle direttive e delle finalità proprie dell’Arte Sacra, faranno cadere la scelta delle persone componenti tali Commissioni su persone che alla indiscussa competenza in materia di arte uniscano quelle doti di fede sentita, di vera pietà e di piena adesione alle direttive della Santa Sede, che li rendano degni di così importante ufficio.
E sia per l’architettura che per le arti figurative si dia la preferenza a quegli artisti che posseggano perizia professionale e che siano nello stesso tempo in grado di esprimere con la loro opera una fede sincera e una vera pietà, che è il fine proprio dell’arte sacra.
Si deve infine provvedere a che insegnanti rispettosi delle venerande tradizioni e docili alle direttive della Santa Sede istruiscano nell’arte sacra i candidati al sacerdozio, nelle scuole filosofiche e teologiche, a seconda dell’età e della capacità di ciascuno, e ne informino l’animo al giusto senso dell’arte sacra.
Roma, dal Palazzo del Sant’Offizio, 30 giugno 1952
GIUSEPPE Card. PIZZARDO, Segretario
ALFREDO OTTAVIANI, Assessore

Rivista internazionale di arte sacra FEDE E ARTE della Pontificia Commissione Centrale, Città del Vaticano, Anno I, Gennaio 1953, Fasc. I, pag. 2
LINEAMENTI PROGRAMMATICI
La «Istruzione sull’Arte Sacra» che integralmente pubblichiamo, traccia in modo completo e chiaro il programma di questa Rivista. Gli artisti quando lavorano nel campo dell’arte sacra partecipano con le loro opere dell’alto ministero del sacerdote: invitano a pregare Iddio, onorano i Santi e con le loro opere belle e facilmente intelligibili predicano ai fedeli e possono predicare in modo anche più efficace del Sacerdote, perché la voce del Sacerdote passa, mentre le opere dell’artista restano e offrono il loro insegnamento a tutte le generazioni che nel tempo si succedono.
Si accingano dunque gli artisti a fare opere veramente sacre e veramente belle. Non si ripeta il diffuso errore di fare copie di stili passati. Il mondo cammina e l’arte deve essere l’espressione del suo tempo; oggi si hanno possibilità tecniche – cemento armato, altoparlanti, ecc. – che in passato gli artisti nemmeno si sognavano di avere; si usino dunque i mezzi anche i più moderni per lodare il Signore ed elevare a Lui il nostro spirito. Ma si costruiscano vere chiese, non capannoni per mercati o autorimesse e simili.
La chiesa e il suo arredamento devono essere un inno a Dio cantato con la voce del nostro tempo. Si usino pure linee semplici, ma tutto sia ben proporzionato nell’assieme e nelle parti e tutto risponda bene al suo fine. La bellezza non sta nella farragine della ornamentazione, ma nelle giuste proporzioni e nella corrispondenza esatta dell’opera sacra al fine per il quale fu fatta.
Sta all’artista di studiare profondamente il passato e le esigenze religiose del nostro tempo. L’ha affermato lo stesso Pio XI con alte e chiare parole quando ha detto che le venerande tradizioni di vita cristiana hanno dato tanta prova di inesauribili capacità di ispirare nuove e belle forme, quante volte vennero interrogate e studiate e coltivate al duplice lume del genio e della fede.
E S.S. Pio XII, preludendo con ispirate parole rivolte agli artisti le direttive e le norme della susseguente «Istruzione» ben poneva in evidenza la tradizione stessa del Pontificato Romano, che, erede di universale cultura, non ha mai cessato di pregiare l’arte, di circondarsi delle sue opere, di farla collaboratrice, nei debiti limiti, della sua divina missione, conservandone ed elevandone il destino, che è di condurre lo spirito a Dio.
Gli artisti desiderano di sapere esattamente che cosa vuole la Chiesa in fatto d’arte e che cosa detta la liturgia. Questa Rivista si propone di rispondere ai loro legittimi desideri.
+ GIOVANNI COSTANTINI, Arcivescovo di Colosse
PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA COMMISSIONE DI ARTE SACRA
Nota di questo sito: Abbiamo cercato su internet il testo in italiano di questo storico documento, pubblicato alle pagine 3-5 della prestigiosa Rivista FEDE E ARTE. Però, almeno fino ad oggi (29 settembre 2026, festa di San Michele Arcangelo, di San Gabriele e San Raffaele) non l’avevamo trovato.
Sullo stesso argomento vedere:
* “Signore, ho amato il decoro della tua Casa” – La Chiesa protegge la vera arte contro la nuova eresia iconografica (studio del Cardinale Celso Costantini)
* Lettera del Prof. Plinio Corrêa de Oliveira a Sua Eminenza il Cardinale Celso Costantini (19-10-1955), pubblicata dalla rivista “Fede e Arte” (Vaticano) / Ci serviva, Eminenza, un commento di grande portata. Vostra Eminenza ha voluto offrirlo al mondo cattolico nel Suo articolo lungimirante, in cui nulla manca: un’elevata visione dottrinale, un senso artistico molto delicato, una perspicacia politica penetrante, un senso psicologico sottile, un ardente amore per l’arte, una viva preoccupazione di chiarire e orientare senza tuttavia screditare coloro di cui Vostra Eminenza indica gli errori.
